00. La famiglia Capperini: le origini

Testo e illustrazioni: Alessia Pellegrini.


LA FAMIGLIA CAPPERINI: LE ORIGINImela verde le fiabe azzurrine

la famiglia capperini foto di famigliaUna sera, dentro una casetta di campagna, un bambino era seduto insieme ai suoi genitori al tavolo della cucina, e aveva un muso lungo che quasi gli finiva dentro al piatto.
Il motivo del suo malumore era appunto il piatto che aveva di fronte a sé. Quella sera infatti la cena prevedeva una pietanza che lui non gradiva molto, vale a dire capperi con lepre in salmì.
I suoi genitori lo guardavano inflessibili. “Mangia!”, lo ammonì la mamma.
“Non ti alzerai da tavola fino a che non avrai finito tutto”, aggiunse il papà.

Ma il bambino non ne voleva sapere, e, dopo aver sbocconcellato un po’ la lepre, fece finta di stare male, così da poter andare subito a letto.
Ottenuto il permesso, filò via veloce, lieto di essere scampato a quella cena.

Poco dopo, mentre sparecchiavano, i genitori lasciarono inavvertitamente cadere dal piatto del figlio un paio di capperi tra quelli che erano rimasti lì sparsi.
Le due piccole sfere verdognole rotolarono a precipizio fino al pavimento, e si rialzarono solo dopo qualche secondo, un po’ tramortiti.
Si trattava di una coppia di giovani capperi, il signor Rino e la signora Rina Capperini.
“Stai bene, cara?”, chiese Rino preoccupato.
“Sì, sono solo un po’ scossa. Non credo ci sia niente di rotto!”, lo tranquillizzò sua moglie, prendendo la mano che lui le porgeva per aiutarla ad alzarsi.
I due si guardarono intorno: era terribile! Uno spazio immenso si apriva tutto intorno a loro, senza punti di riferimento o curvature.
“Dove siamo finiti?”, chiese Rina che quasi piangeva dalla paura.
“Non ne ho idea, non ho mai visto uno spazio del genere. Guarda quante forme squadrate! E non si riescono neanche a toccare le pareti se allunghi una mano”.
“La cosa peggiore”, continuò la povera signora “è che qui non c’è neanche un cappero. E’ tutto deserto…”
Non fece in tempo a pronunciare queste parole, che una potente folata li costrinse a spostarsi in avanti.
“E stavolta cosa è stato?”, fece Rino sempre più terrorizzato.
Senza che neanche se ne accorgessero, una seconda ventata, più forte della prima, li fece rotolare ancora.
Finalmente si accorsero che da dietro le loro spalle uno spaventoso ed enorme animale si stava avvicinando. Sembrava non avere occhi ed era ricoperto da una folta e irta peluria rossa.
Nonostante non ci vedesse, sapeva però benissimo dove andare a colpire, e i due giovani sposi iniziarono a correre come meglio potevano, cercando di resistere alla sua falcata frenetica.
Correvano e correvano, ma il mostro era troppo veloce e ostinato.
“Lasciamoci rotolare”, suggerì Rino: “In questo modo acquisteremo rapidità e, quando non se lo aspetta, scivoleremo di lato e fuggiremo”.
Così fecero e, grazie a questa intelligente trovata, riuscirono a depistare il terribile pelosone. La quiete però durò poco: ed ecco che quello, più feroce di prima, tornò all’attacco.
Ma la salvezza era ormai vicina: i due si rifugiarono in uno spazietto piccolo piccolo, di una forma squadrata che non avevano mai visto prima.
Il mostro era troppo grande per riuscire a raggiungerli fin lì, e dopo un po’ di sbalzi in avanti e indietro si arrese e se ne andò.

Il signore e la signora Capperini tirarono un sospiro di sollievo. Da quando li avevano svegliati quella mattina, era stata tutta un’avventura! Dapprima erano stati separati dai loro amici capperi e non avevano nemmeno avuto il tempo di salutare. Poi erano stati buttati qua e là, presi e rilasciati, inzuppati in uno strano unguento e circondati da un profumo che non avevano mai sentito.
Erano stati in seguito depositati su una superficie molto liscia e chiara, dove un lungo serpente argentato a quattro denti li aveva fatti scivolare per un po’, fino a quando non si era stancato e li aveva lasciati in pace.
Ma quando pensavano fosse finita davvero, ecco la caduta e poi il mostro pieno di peli a inseguirli!
“Che giornata!”, disse Rino frastornato.
“Su caro, adesso è finita. Siamo al sicuro e non ci resta che trovare qualcuno a cui chiedere un po’ di cibo e ospitalità. Non abbiamo più niente ormai e possiamo contare solo su noi stessi”.

E così i due si misero in cammino fiancheggiando il muro a cui erano giunti mentre fuggivano. Toccare una parete dava loro una maggiore sicurezza, dato che, essendo sempre vissuti ben stipati in un barattolo, non erano abituati ai grandi spazi aperti.
Si resero però presto conto che l’aria che si respirava là fuori era molto più pulita e piacevole di quella della loro precedente dimora. Inoltre era bello poter essere liberi di muoversi e non avere gli arti intorpiditi, a causa della strettezza.

Marito e moglie iniziarono così a camminare rasenti la parete e a percorrere quei grandi luoghi infiniti, dove non sembrava ci fosse anima viva.
Dopo molte ore di cammino, finalmente sentirono una voce familiare poco distante: era un cappero in succo e buccia!
“Signore! Grazie al cielo abbiamo trovato qualcuno, sono ore che vaghiamo senza meta!”.
Lo sconosciuto li guardò con sospetto per qualche istante, ma poi un largo sorriso gli illuminò il volto.
“Gente di barattolo….”, mormorò. Poi a voce più alta disse: “Eilà, stranieri. Siete stati fortunati, mi sto proprio dirigendo a Capperoland. Venite con me, mancano pochi minuti di strada”.
Ma il cappero diceva solo una parte della verità. Mai fidarsi degli sconosciuti! Egli si stava veramente dirigendo alla città, ma i due sposini non erano stati affatto fortunati a incontrarlo. Infatti, il tipo aveva forti pregiudizi nei confronti della “gente di barattolo”, cioè verso i capperi cresciuti non all’aria aperta.
Strano a dirsi, dato che non aveva mai incontrato qualcuno dei barattoli, e il suo odio derivava soltanto da ignoranza e cattiveria d’animo.
Decise dunque che quei clandestini non sarebbero mai giunti alla città, ed entrò attraverso uno spazio da cui veniva molta luce.
Quello era il giardino della casa, e l’erba si ergeva altissima. Solo una guida esperta poteva riconoscere il sentiero per Capperoland e non perdersi.
Ma il cappero maligno deviò apposta per una via sbagliata, e cercava di andare avanti col pretesto di guardare la strada, mentre il suo vero intento era quello di far perdere i due tra l’erba.
D’improvviso però gli si parò davanti un lungo e sinuoso serpente. Egli fu colto alla sprovvista, perché il viscido animale si era mimetizzato fino ad allora con il verde dell’erba.
Rino e Rina, i quali erano rimasti un po’ indietro, videro arrivare il serpente e subito si fermarono e si nascosero dietro i fili d’erba. Subito iniziarono a pensare a un modo in cui salvare il loro amico, ma che cosa potevano fare due piccoli capperi come loro, contro una bestia così grande?
Pensa e ripena, a Rina Capperini venne un’idea.
“E’ molto rischioso”, disse al marito.
“Non importa”, ribattè quello. “Dobbiamo salvare il cappero che è stato così gentile con noi”.

Allora i due rotolarono pian pianino alle spalle del serpente. Essere così piccoli aveva i suoi vantaggi, e il rettile non si accorse di nulla. Subito poi Rino cominciò a dare piccoli morsi alla coda dell’animale, che si girò di scatto, perché qualcosa lo infastidiva. Rino però fu lesto a rotolare nuovamente davanti a lui, e rosicchiò un po’ anche un’altro pezzettino del lungo serpente. Questo si girò ancora, ma nel frattempo anche Rina era intervenuta e aveva fatto nascondere la loro guida al riparo di una foglia lì vicino.
Rino ebbe appena il tempo di rotolare ancora, prima che il rettile si rigirasse, e raggiunse gli altri due.
“State fermi immobili, e ben appiccicati”, li ammonì.
Così fecero, e dopo poco il serpente, confuso per quelle piccole punture e senza vedere più il cappero che aveva trovato, se ne strisciò via per il prato.
I tre tirarono un sospiro di sollievo.
“Mi avete salvato la vita!”, li ringraziò la guida, che si scoprì chiamarsi Pin. “Vi devo confessare che all’inizio avevo intenzione di non condurvi fino a Capperoland. Avevo pregiudizi contro di voi, perché venite da un barattolo e io invece sono nato all’aria aperta. Ma mi sbagliavo sul vostro conto: avete dimostrato coraggio e lealtà, anche verso di me che non lo meritavo…”
Marito e moglie furono un po’ stupiti, ma decisero di non portare rancore.
“Conducici alla città, e dimentichiamo questa storia”.
“Sono d’accordo”, confermò Pin. “Venite, manca poco ormai!”
E stavolta il cappero non mentiva affatto e in pochi minuti varcarono la soglia di una magnifica città.
Era ariosa, piena di vita con capperi di tutte le età e fattezze. Che brio, che movimento! Niente a che vedere con la vita a cui Rino e Rina si erano abituati.
“Certo dovremo ambientarci”, disse Rino alla moglie. “Ma credo che ci troveremo proprio bene qui…”
“Sono d’accordo”, confermò lei. “Per il momento, però, vorrei solo riposare. E’ stata una giornata piena di avventure!”.

Il sole stava tramontando, e i capperi si rifugiavano nelle loro casette di vario genere. Pin si offrì per ospitare i due sposini a casa sua per quella notte. Il giorno dopo avrebbero pensato a tutto, per il momento i tre mangiarono e poi andarono a letto. Dormirono di un sonno profondo e ristoratore.

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