La bisaccia

Liberamente tratta dalla favola di Jean de la Fontaine.


LA BISACCIAmela verde le fiabe azzurrine
Il re del mondo un giorno volle indire una riunione nella sua dimora a cui erano invitati tutti gli animali.
“Non voglio che manchi nessuno all’appello” disse mentre si lisciava la lunga barba. “In questo modo ogni animale mi potrà esporre le sue lamentele, senza alcun timore. Dal mio grande trono potrò così vedere come accontentarli”.

Ed ecco che una gran folla di animali si presentò alla sua reggia all’ora stabilita e ognuno voleva dire la sua.

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Lo scimpanzè prese la parola per primo e si dichiarò molto contento di sé: “Nulla da dire sul mio conto!” esclamò: “Sono una bestia davvero bella e di talento, cammino a quattro mani e mi muovo agilmente per terra e sugli alberi. Cosa potrei volere di più?” Si sentì però in dovere di aggiungere: “Piuttosto… provo una grande compassione per l’orso, a dire la verità! Che bestione grande e sgraziato, così rozzo e goffo che perfino i pittori si rifiutano di ritrarlo nei propri quadri”.

L’orso, chiamato in causa, protestò contro quell’insinuazione: “Che c’è da dire sul mio corpo? Esso va più che bene così forte e robusto com’è! Se c’è qualcuno di mal fatto e rozzo, quello è l’elefante. Guardate che coda minuscola e che testa gigantesca che ha, con quel naso lunghissimo. E’ un animale senza bellezza né proporzioni”.

L’elefante, pedante, non volle essere da meno e ribatté: “Se sono sproporzionato io, la balena che cosa dovrebbe dire? Guardate, è tutta schiena e nient’altro!”

Anche la balena allora ebbe da ridire e così si scatenò un gran la bisaccia favola di la fontainebaccano nella reggia del re del mondo. Ogni animale voleva dire quali erano i difetti e le brutture dell’altro.
Anche la formica ebbe da ridire riguardo al moscerino.

Il re del mondo si mise a ridere di fronte a quel teatrino, e rimandò ognuno a casa propria, dato che nessuno era malcontento di se stesso, ma solo degli altri.

Questa è la condizione in cui vivono anche gli uomini. Ognuno porta due bisacce, una sul petto e l’altra sulle spalle. Le due bisacce però non hanno lo stesso destino: quella davanti l’uomo la colpa coi vizi altrui, mentre quella sulla schiena con i propri.

In questo modo spesso gli uomini vedono i difetti degli altri e sono invece ciechi come talpe quando si tratta delle proprie colpe.

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