Le due cagne

Storia “Le due cagne” liberamente tratta dal libro “Il regno delle fate”, Il Mosaico, stampa Rotolito Lombarda S.p.A., Pioltello (MI), 1994
Illustrazioni: Severino Baraldi


LE DUE CAGNE

Una cagna randagia stava per partorire i suoi cuccioli e non aveva un posto in cui rifugiarsi, quando si imbattè in un’altra cagna che abitava in una comoda casa di legno.

“Ti scongiuro”, disse la cagna randagia, “Cedi a mela tua casa per qualche giorno, fino a che i miei figli non saranno nati. Fa molto freddo qua fuori!”
La cagna si commosse. Non aveva mai avuto cuccioli e invidiava l’altra che ne avrebbe messi al mondo chissà quanti.
“La mia casa è tua”, disse, “Tornerò dopo che i piccini saranno ormai cresciuti”.

severino baraldi le due cagne

Poi andò a chiedere ospitalità a un asino che viveva in una stalla, si sistemò come meglio potè e aspettò.

Dopo due settimane, tornò nella sua casa e trovò la cagna che si prendeva cura di sei bei grassi cuccioli.
“Adesso che sono nati i tuoi figli, puoi andartene”, le disse gentilmente.
“Ma i cuccioli sanno a mala pena camminare e fuori fa freddo, forse nevicherà perfino. Lasciami stare ancora un poco nella tua confortevole casetta!”
La cagna era di cuore generoso e tornò a chiedere ospitalità nella stalla, in cui l’asino gliela concesse borbottando un po’, giacché in due si stava stretti là dentro.

La neve cadde e il freddo dell’inverno passò, la bella stagione tornò e l’aria si fece tiepida. La primavera era alle porte e già iniziavano a spuntare i primi fili d’erba.
La cagna pensò che era giunto il momento di tornare nella sua casa e si incamminò in quella direzione.
Non sapeva che ad attenderla c’era un’amara sorpresa! I sei cuccioli erano diventati sei grossi cani con mascelle irte di denti affilati e un espressione feroce su quei musini un tempo così dolci.
“Ridammi la mia casa”, disse alla cagna randagia.
“Mai. Da ora in poi è casa mia, e se provi a farti rivedere, ti lancerò contro i miei figli”, rispose l’altra crudelmente.

severino baraldi le due cagne

La povera cagna non potè fare altro che fuggire. Mentre tornava ancora una volta nella stalla dell’asino, pensava che non vale la pena essere generosi e gentili con i furbi e i prepotenti.

 

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