Notte I, Favola 3: Don Scarpacifico e i tre bricconi

Liberamente tratta da “Le piacevoli notti” di Giovanni Francesco Straparola.
Adattamento testo: Alessia Pellegrini.
Nota: La novella è stata tagliata di alcune scene considerate troppo crude e non conformi ai gusti contemporanei. Tuttavia l’invito e a leggere poi anche la versione originale, il cui link è riportato in fondo al testo.


NOTTE I, FAVOLA 3:  DON SCARPACIFICO E I TRE BRICCONImela rossa fiabe per più grandi
(Favola di Cateruzza).

Questa novella vuole narrare di come prete Scarpacifico, beffato da due manigoldi, riesca con l’astuzia a beffarli a sua volta, e a vivere poi sereno il resto della sua vita con la sua Nina.

Molto tempo fa, in una città chiamata Postemia, officiava un prete chiamato Don Scarpacifico, che era molto ricco ma anche avaro e desideroso di conservare i suoi beni.

Ad occuparsi della sua casa c’era una donnetta scaltra e sagace, chiamata la Nina. Ella non aveva mai paura di dire apertamente cosa pensava di tutto e di tutti, e faceva il suo lavoro con molto zelo.
Poiché il prete era già abbastanza anziano e faceva sempre più fatica ad andare su e giù per la città a piedi, un giorno la Nina gli disse: “Vi state facendo vecchio, caro mio, perché non vi comprate un bel cavallo? In questo modo non dovrete andare sempre a piedi, e magari eviterete di finire al Creatore prima del tempo!”.
Persuaso dalle parole della sua fedele domestica, Don Scarpacifico decise di recarsi al mercato.
Ben presto adocchiò un bel mulo, che sembrava proprio fare al caso suo, e lo acquistò per sette fiorini d’oro.
Mentre concludeva la trattativa, però, tre bricconi lo videro. Erano tre omacci che vivevano più di rapina che di lavoro, e subito pensarono di giocargli uno scherzo per sottrargli il mulo.
“Sentite il mio piano”, cominciò il primo. “Tutti e tre ci apposteremo lungo i lati della via dove il prete passerà con il suo mulo, a un quarto di miglio di distanza uno dall’altro, e a turno gli diremo che quello che ha comprato è in realtà un asino”.
“Buona idea”, approvò il secondo. “Pensando che ha acquistato solo un asino al prezzo di un mulo, il vecchio deciderà di lasciarlo”.
“Sì, sì”, concluse il terzo, che era di poche parole.

prete scarpacifico straparola

Subito i tre bricconi si misero ai loro posti, e aspettarono che il prete ignaro passasse di là in groppa al suo mulo.
Quando Don Scarpacifico passò, il primo, facendo finta di giungere da una direzione diversa, gli disse: “Dio sia con voi, buon uomo”.
“Così sia, fratello”.
“Da dove venite voi?”, chiese il briccone.
“Vengo dal mercato”.
“E che avete comprato?”.
“Questo muletto”, rispose il prete.
“Quale muletto?”, replicò l’altro, fingendosi sorpreso. “Dite per davvero, o vi state prendendo gioco di me?”.
“E perché mai dite ciò?”, domandò confuso il prete.
“Perché questo non mi sembra certo un mulo, ma un asino”.
“Ma come?”, si sorprese Don Scarpacifico, e turbato proseguì frettolosamente il suo cammino.

Non aveva cavalcato molto, che gli si fece incontro il secondo manigoldo, e gli dissE pre:
“Buongiorno, buon uomo. Da dove venite voi?”
“Dal mercato”, rispose il prete.
“Era un bel mercato? Avete fatto qualche buon acquisto?”.
“Sì, ho comprato questo muletto che ora tu vedi”.
“Dite per davvero?”, replicò l’altro, fingendosi sorpreso. “L’avete comprato al prezzo di un mulo?”.
“Sì”, fece l’altro titubante.
“Ma in verità, esso è un asino”, disse il briccone.
“Come un asino?”, si sorprese Don Scarpacifico. “Se me lo dice ancora qualcun altro, vorrà dire che glielo lascerò in dono. Io avevo bisogno di un mulo e forse sono stato ingannato al mercato”.

E proseguendo il cammino si imbatté nel terzo briccone, che gli disse: “Felice cammino, buon uomo. Per caso venite dal mercato?”.
“Sì”, rispose il prete.
“E che cosa avete comprato di bello?”.
“Ho acquistato questo muletto che tu vedi”.
“Come muletto?”, replicò l’altro, fingendosi sorpreso. “Dite per davvero o vi prendete gioco di me? Non vedete che è un asino e non un mulo? Oh che farabutti, vi hanno ingannato!”.

Sentendo queste parole, Don Scarpacifico disse: “Anche altri due uomini mi hanno detto la stessa cosa, e io non ci credevo”. Poi scese dal muletto e consegno le redini al briccone, dicendo che poteva tenerselo in regalo.
Quello, dopo averlo ringraziato della cortesia, tornò dai compari.

Quando la Nina vide ritornare il suo padrone a piedi, gli domandò come mai non avesse acquistato un destriero al mercato.
“Meglio non parlarne”, disse sconsolato il prete. “Ho speso sette fiorini per un mulo, ma in realtà mi hanno rifilato un asino!”.
Dopo che gli ebbe raccontato di come molti per la via del ritorno glielo avessero fatto notare, la vecchia scaltra lo rimbeccò: “E non capite che si sono fatti beffe di voi, quegli altri bricconi? Vi facevo più furbo di quanto non siete”.
Don Scarpacifico allora le disse: “Non ti dar pensiero di questo, che se quei furfanti mi hanno derubato di sette fiorini, io gli preparerò una beffa che vale più del doppio!”.

A Postemia viveva un contadino che possedeva, tra le altre, due capre che si somigliavano a tal punto da non riuscire a distinguerle una dall’altra. Il prete andò a domandarle e le acquistò.

don scarpacifico e i tre bricconi
Il giorno seguente, ordinò alla Nina di preparare un pranzo abbondante, che avrebbe invitato alcuni suoi amici alla mensa. Ordinò di lessare la carne di vitello e di arrostire i polli e il lombo. Dopo le dette alcune spezie, e raccomandò di preparargli un intingoletto e una torta come sapeva lei.
Poi, il prete prese una delle due capre e la legò ad una siepe del cortile, dandole da mangiare. L’altra la legò al suo cesto e si diresse verso il mercato.
Non appena vi giunse, subito i tre bricconi lo adocchiarono, e andarono a salutarlo benevolmente, sperando di potergli rubare qualche altra cosa.
“Buongiorno, buon uomo. Che siete venuto a fare di bello?”.
“Sono venuto per fare delle spese, giacché ho ospiti a pranzo oggi. Anzi, se volete venire, siete i benvenuti alla mia mensa”.
I tre accettarono lieti l’invito.
Fatte le dovute compere, Don Scarpacifico mise tutte le cose sopra il dorso della capra, e davanti ai tre bricconi le disse: “Va a casa, e dì alla Nina che lessi questo vitello, e arrostisca i polli e il lombo. E dille anche che con queste spezie mi faccia un buon intingoletto e una torta come sa lei. Hai capito tutto? Ora vattene in pace”.
La capra, carica di cibo e lasciata in libertà, se ne andò, e chissà mai che fine fece e nelle mani di chi capitò.

Quando giunse l’ora, il prete, i tre bricconi e altri amici partirono dal mercato e si diressero verso la sua casa. Qui, con gran sorpresa, i tre furfanti videro nel cortile la capra legata alla siepe, che ruminava felicemente le erbette. La scambiarono per quella che il prete aveva fatto partire dal mercato carica di cose, e se ne meravigliarono molto.
Poi Don Scarpacifico disse alla Nina: “Nina, hai fatto quello che ti ho mandato a dire tramite la capra?”.
E quella, che era sveglia e aveva intuito il piano del padrone, rispose: “Signor, sì. Ho lessato il vitello e arrostito i polli e il lombo. Con le spezie poi, ho fatto un intingoletto e una torta, così come mi ha riferito la capra”.

I tre bricconi rimasero ancora più stupiti nel vedere l’arrosto, il lesso e la torta, e iniziarono a rimuginare su come potessero impadronirsi della capra.

cena di emmaus caravaggio modificatoFinito di mangiare, e vedendo che non c’era modo di sottrarla di soppiatto, i tre chiesero se potevano comprarla.
Don Scarpacifico rispose che non la avrebbe venduta, perché non c’era un prezzo che potesse valere tanto quanto la capra, e che non l’avrebbe data via per meno di cinquanta fiorini.
I tre risero tra sé della stupidità del prete, e pagarono volentieri quella misera somma per acquistare la capra prodigiosa.

Arrivati a casa, dissero alle loro mogli: “Domani non preparare niente da mangiare a pranzo, fino a che non mandiamo un messaggio a casa”. E poi se ne andrarono al mercato in piazza, dove comprarono polli e tutto ciò che gradivano. Misero poi i cibi sul dorso della capra, e le raccomandarono tutto quello che volevano che riferisse alle loro mogli.
La capra, carica di vettovaglie, essendo stata lasciata in libertà, subito partì e non la videro mai più.

Giunta l’ora di pranzare, i tre bricconi tornarono a casa e domandarono alle loro mogli se la capra era giunta con i cibi a casa, e se avevano fatto ciò che aveva riferito.
Le donne risposero: “Oh sciocchi, avete davvero poco sale in zucca. Credete davvero che un animale possa eseguire compiti al posto vostro? Certamente siete stati ingannati. Dal momento che avete voluto beffare gli altri, siete stati beffati voi stessi. Che vi serva da lezione, di qui in avanti!”.

I tre bricconi si videro così privati dei cinquanta fiorini d’oro della capra, delle pietanze che avevano acquistato al mercato, e per giunta beffati dalle loro stesse mogli.
La rabbia contro il prete era grande, ma ancor più grande era la vergogna, e i tre decisero che da quel momento in poi sarebbero stati molto più avveduti nei loro affari.


Leggi la VERSIONE ORIGINALE di Giovanfrancesco Straparola

[Voti: 0    Media Voto: 0/5]

I commenti sono chiusi.